Etruscan Experience

Scritto il 27/05/2021
da Lorenzo Berna


«Tanto potente era l'Etruria, da riempire della fama del suo nome non soltanto la terra, ma il mare, per l'Italia tutta, dalle Alpi allo stretto di Sicilia». (Tito Livio)
Fai un viaggio insieme a noi nella terra d’Etruria!


Le testimonianze archeologiche, fornite da campagne di scavo e studi condotti fino ad anni recenti, offrono un quadro attendibile, anche se ancora incompleto, della città antica di Orvieto, identificata dopo molte incertezze e polemiche tra archeologi, nella città di Velzna, una delle dodici città-stato etrusche.
Denominata dai Romani "Volsinii" sorgeva nei pressi di un famoso santuario etrusco, il Fanum Voltumnae, meta ogni anno degli abitanti dell'Etruria, che vi confluivano per celebrare riti religiosi, giochi e manifestazioni.
La città ebbe, dall'VIII al VI secolo a.C., un notevole sviluppo economico, di cui beneficiavano principalmente ricche famiglie in un regime fortemente oligarchico. La città raggiunse il massimo splendore tra il VI e il IV secolo a.C., diventando un fiorente centro commerciale e artistico, con una supremazia militare garantita dalla sua posizione strategica che le dava l'aspetto di una fortezza naturale.
Tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. l'assetto sociale che aveva permesso la crescita della città si incrinò. I ceti prima esclusi conquistarono il governo della cosa pubblica e il dissidio tra le classi divenne violento, finché i nobili non chiesero aiuto ai Romani. Questi, nel 264 a.C., colsero l'occasione per inviare l'esercito a Volsinii e, invece di sottometterla, la distrussero e deportarono gli abitanti scampati all'eccidio sulle rive del vicino lago di Bolsena, dove sorse Volsinii Novi, l'attuale Bolsena. Non si conosce il motivo di tale accanimento nei confronti della città da parte dei Romani i quali, secondo le notizie letterarie, trasportarono a Roma oltre duemila statue razziate dai santuari orvietani, ed evocarono nell'Urbe il dio Vertumnus, la principale divinità degli Etruschi.
La traslazione fisica della città antica da un sito all'altro si ripeterà poi in senso inverso, provocata ancora da altre invasioni. Fu rifondata infatti di nuovo sulla rupe orvietana la cittadella altomedievale di Ourbibentos che, nell'arco di qualche secolo, diverrà una nuova città con il nome di Urbs Vetus, città vecchia.
Ti consigliamo di riservare un'altra giornata alla Orvieto etrusca, per visitate anche il territorio circostante: la necropoli del Vallone, quella di Caldane e la Tomba degli Hescanas, la sola ancora dipinta.
Solo in estate potrai aggiungere una visita allo scavo archeologico che ha portato alla luce i resti del Fanum Voltumnae, il santuario federale etrusco, di importanza straordinaria per la comprensione della storia di questo popolo.


Il nome di Cortona è attestato in etrusco nella forma Curtun in un'iscrizione votiva in bronzo del III secolo a.C. rinvenuta proprio a Cortona.
Archeologicamente è documentata una presenza etrusca almeno fin dal tardo villanoviano. Tra l'VIII e il VII secolo a.C., Cortona divenne, quindi, una importante lucumonia dell'Etruria interna molto probabilmente grazie alla sua posizione strategica, che permetteva un ampio controllo dei territori circostanti.
Furono costruite proprio dagli Etruschi nel IV secolo a.C. le imponenti mura che circondano la città per circa tre chilometri, le tombe nobiliari "a melone" sparse nei dintorni della città e il monumentale altare funerario adornato da sfingi, esempio unico in Italia.
A Cortona è stata ritrovata anche la Tabula Cortonensis, una lamina bronzea con una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca.
Nel 310 a.C. Roma, nella sua espansione verso nord, sottomise molte città etrusche e con Cortona strinse alleanza, che però non fu rispettata, la qual cosa portò a un violento scontro nei pressi del Trasimeno.


Le proprietà benefiche delle acque minerali dell'area oggi in cui sorge l'odierna Chianciano Terme, erano già apprezzate dagli Etruschi, che avevano occupato stabilmente la zona edificando un importante centro abitato.
La presenza in questo territorio di numerosi sepolcreti fa pensare, infatti, ad un grande insediamento, forse più di uno, gravitante intorno alla città di Chiusi. Se Chiusi ha però raggiunto il periodo di maggior splendore nel V secolo a.C., nel chiancianese sono ricchi i resti del periodo del Bronzo e del Ferro.
Tra questi degno di nota è l'insediamento eneolitico di Chiarentana, alle pendici del monte Cetona, dove sono state scoperte le fondamenta di alcune capanne con la presenza di resti ceramici e materiali in ossidiana.
Il ritrovamento di questi oggetti testimonia un ricco scambio commerciale che era esistente con l'arcipelago pontino, e in particolare con l'Isola di Palmarola, luogo di produzione dell'ossidiana. Alla fine dell'età del Ferro (X - IX secolo a.C.) in queste colline che si affacciano sulla Val d'Orcia si formò un ricco e popoloso insediamento del quale non c'è traccia ma che è sicuramente esistito per via della ricca necropoli in corso di scavo dal 1990.


Le tracce di un passato etrusco sono quelle che più hanno segnato il territorio intorno a Sarteano, dal IX al I secolo a.C.
I primi insediamenti occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla Necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII secolo a.C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro, dove la sterminata Necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi, i vasi cinerari a testa umana tipici di questo territorio, dimostra la presenza nelle vicinanze di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante.
Nel VI secolo a.C., ci fu uno spostamento dell'area abitativa su colline meno elevate, per avvicinarsi a quello che all'epoca era il centro politico egemone, ovvero il polo urbano di Chiusi, che viveva in quella fase il suo periodo più florido.
Le necropoli di maggior rilievo di quel periodo sono proprio quella della Palazzina, posta lungo una delle vie Cupe, ovvero i tracciati viari che conducevano verso Chiusi, e la Necropoli delle Pianacce.


La più antica attestazione del nome di Perugia pare essere quella offerta da una stele etrusca del VII secolo a.C. rinvenuta a Vetulonia, dedicata al guerriero Irumina Phersnachs (Phersna- Perugia e -ch: proveniente da, quindi "il perugino").
I primi insediamenti conosciuti risalgono ai secoli XI e X a.C., con la presenza di villaggi nei pressi delle falde dell'altura perugina e a partire dall'VIII secolo a.C. anche sulla sommità del colle dove sorge la città. Il rapido sviluppo di Perugia fu favorito dalla posizione dominante rispetto al fiume Tevere e dalla posizione di confine con le popolazioni umbre.
Nel tempo Perugia divenne in breve una tra le più importanti delle 12 lucumonie etrusche, dotandosi nel IV secolo a.C. di una cinta muraria ancor oggi visibile.


Cluso, eroe della mitologia etrusca, secondo la leggenda narrata dallo storico latino Servio, sarebbe stato il fondatore della città di Chiusi.
Cluso era, infatti, il figlio del principe lidio Tirreno, il quale fu esiliato dal padre secondo un'antica tradizione, a causa di una pesante carestia. Tirreno ed il figlio Cluso guidarono il gruppo che li accompagnava verso una migrazione che sarebbe all'origine della nazione etrusca, come indicato da Erodoto.
Secondo un'altra leggenda, sempre narrata dallo storico Servio, Cluso sarebbe il figlio di Telemaco a sua volta figlio di Ulisse.
Le più antiche testimonianze archeologiche consistenti fanno risalire il primo insediamento locale all'Età del Ferro, con ricchi corredi funerari a partire dall'VIII secolo a.C.
La città etrusca di Clevsins, diventata poi la latina Clusium (Klysion, Κλύσιον in greco antico, conosciuta anche come Kamars), aveva un'importanza fondamentale, poiché collocata presso il Clanis, affluente principale del Tevere, arteria fondamentale di collegamento tra Roma e l'Etruria settentrionale.
Le prime testimonianze scritte su Chiusi risalgono all'Ellenismo, quando Polibio cita il nome della città di Chiusi in relazione alle invasioni dei celti.
L'abitato etrusco si sviluppava sui tre colli sui quali sorse poi la città medievale e moderna. Tuttavia, è molto probabile che l'antico abitato della capitale chiusina si estendesse ben oltre l'attuale centro storico il quale, oggi, appare così limitato a seguito della successiva decadenza di epoca tardo medievale e rinascimentale. A ben vedere, Chiusi sorge su un colle da cui si domina la valle dell'antico fiume Clanis, nel punto d'incontro tra il Clanis e l'odierna val di Tresa, ovverosia nel punto in cui le acque provenienti dal Trasimeno incontravano il Clanis, ed era un luogo strategico nel bacino del Clanis, oggi Val di Chiana.
Il territorio della città-stato di Chiusi, ager Clusinus in latino, era estremamente vasto, tanto da comprendere una parte del Trasimeno, che era il confine tra le città-stato di Chiusi, Cortona e Perugia, il monte Cetona, il monte Amiata, il monte Arale, la Val d'Orcia e, in definitiva, una parte delle odierne province di Grosseto, Perugia, Siena, Terni e in minor misura di Arezzo.


Nella loro lingua si chiamavano Rasenna o Rasna, in greco Tyrsenoi, col significato di Tirreni e poi Etruschi o Tusci.
Gli Etruschi furono un popolo dell'Italia antica affermatosi in un'area, denominata Etruria, corrispondente all'incirca alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale a partire dal VIII secolo a.C.
Successivamente si espansero a nord nella zona padana e a sud fino in Campania.
La civiltà etrusca ebbe una profonda influenza sulla civiltà romana, fondendosi successivamente con essa al termine del I secolo a.C.