La Scarzuola.

Scritto il 07/07/2020
da Lorenzo Berna


Luogo magico, a pochi chilometri a sud di Montegiove, nel comune di Montegabbione, in Umbria e provincia di Terni, La Scarzuola si denota per un duplice interesse religioso e architettonico.
La località è, anzitutto, sede di un antichissimo convento, sorto laddove, nel 1218, San Francesco avrebbe sostato in solitudine. Il Poverello di Assisi si costruì, come riparo, una capanna di scarza (una pianta di palude, piuttosto diffusa nel luogo), da cui derivò il toponimo “Scarzuola”; la tradizione cattolica narra anche di una fonte d’acqua da lui fatta miracolosamente sgorgare in questo luogo.
Nel 1282, fu proprio il conte Nerio di Bulgarello a far erigere una chiesa con annesso oratorio, affidata ai Frati minori. Costoro ampliarono il complesso: la Chiesa fu dedicata alla Santissima Annunziata, mentre l’oratorio divenne un vero e proprio convento francescano operativo fino al XVIII secolo.
La cripta della Chiesa ospita, fra gli altri, le tombe dello stesso Nerio e di Todeschina, figlia del Gattamelata.
Dopo l’abbandono da parte dei frati, il convento e la Chiesa passarono in proprietà ai marchesi Misciattelli, per poi essere acquistati dal celebre architetto milanese Tomaso Buzzi.
A costui spetta il concepimento di uno dei capolavori dell’architettura italiana, che sorge proprio di fianco al convento: la “Città ideale”.
Buzzi concepì tale complesso a partire dal 1958, richiamando elementi di meraviglie quali, fra gli altri, Villa Adriana, Villa d’Este e il Parco dei Mostri di Bomarzo.
L’opera, nella sua splendida suggestione scenografica, si sviluppa attorno ad una sorta di spirale di pergolati, arricchendosi con un giardino labirintico, statue, scalinate e persino un piccolo “acropoli” contenente sette costruzioni richiamanti vestigia dell’antichità (una piramide, il Colosseo, il Pantheon e il Tempio di Vesta di Roma, nonché il Partenone e la Torre dei Venti di Atene) e del Tardo Medioevo (la Torre dell’Orologio di Mantova).
Il complesso, dopo la morte di Buzzi nel 1981, fu completato dal nipote Marco Solari, attuale proprietario, che ne cura la conservazione e le visite.