Palazzo della Corgna

14 Piazza Antonio Gramsci Città della Pieve

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All’inizio di via Garibaldi, di fronte alla Cattedrale, sorge Palazzo della Corgna, fra le strutture signorili dal maggiore interesse storico di Città della Pieve.

L’edificio fu eretto per volere di Ascanio della Corgna, che lo commissionò all’architetto perugino Galeazzo Alessi, suo amico e stretto collaboratore.

Il condottiero assistette sicuramente all’inizio dei lavori, ma la perdita del governo di Castel della Pieve e la morte, nel 1571, gli impedirono di vederne il completamento. Gran parte degli sfarzosi interni sarebbero poi stati commissionati dal fratello, il cardinale Fulvio.

Nel 1643, Palazzo della Corgna venne confiscato dalla Camera Apostolica e, nel 1651, fu acquistato dalla famiglia romana degli Amidei. Costoro, a propria volta, lo cedettero nel 1793 ai Mazzuoli, che, a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento, vi operarono gli ultimi interventi di rilievo.

A partire dal 1975, l’edificio è di proprietà dell’amministrazione comunale, che vi ha allestito la biblioteca e una serie di pubblici uffici, oltre al Museo di Storia Naturale e del Territorio. 

Il palazzo, di classica impostazione rinascimentale, si eleva su tre piani e presenta una pianta a “U”. Dal portone d’ingresso, si accede al colonnato interno che circonda un chiostro, a pianta quadrangolare, con al centro una cisterna.

A pian terreno, immediatamente a destra, si trova la Sala del Governo, nota anche come “del Concerto”, dato il soffitto affrescato da Niccolò Circignani (padre di Antonio e, come il figlio, chiamato “il Pomarancio”), raffigurante le muse in concerto, in un’allegorica glorificazione della famiglia della Corgna.

Salendo la scalinata adiacente alla sala, s’incontra uno dei più celebri reperti archeologici rinvenuti nel territorio pievese. Si tratta di un obelisco etrusco del V secolo a.C., a lungo rimasto nel vicino Chiostro di San Francesco, ove probabilmente se ne ignorava l’antichissima origine. Solo un attento esame, sul finire del Novecento, ne avrebbe rivelato la natura. L’opera, in pietra arenaria, presenta un bassorilievo che raffigura un giovane in adorazione del sole. Quest’ultimo elemento ha avvalorato la tesi che il colle pievese ospitasse anticamente un tempio di venerazione dell’astro.

Proseguendo al piano nobile, si accede ai locali ove i della Corgna risiedevano e concedevano banchetti e ricevimenti. Sfarzosa è la Sala Grande, vero tripudio di decorazioni ed affreschi costituenti il capolavoro di Salvio Savini. Fu quest’ultimo, infatti, a realizzare tanto lo splendido “Convito degli Dèi”, che domina il centro del soffitto, affiancato da ulteriori rappresentazioni degli “Amori degli Dèi”, ispirate alle “Metamorfosi” di Ovidio.

Il tema mitologico, oltre a quello sacro, permea pressoché l’intero edificio, in un gusto assai diffuso presso l’aristocrazia cinquecentesca dello Stato pontificio.

Al medesimo piano, l’edificio ospita il Museo di Storia Naturale e del Territorio, intitolato al geologo e paleontologo pievese Antonio Verri. Il museo raccoglie minerali, fossili e animali tassidermizzati per lo più provenienti dalle collezioni private lasciate dallo stesso Verri e dal naturalista Paolo De Simone.